"TROPICO DI NAPOLI" - (2000)

Lanzetta, un quarantenne nella citta' - pentola
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 Lanzetta, un quarantenne nella citta' - pentola Lanzetta proviene dalla pressione di una citta' - pentola, con folla insaccata nella piu' alta densita' abitativa. A lei puo' applicarsi la formula di assedio che si legge in Ezechiele: "Lei (la citta' ) e' la pentola e noi siamo la carne" (II, 3). Lanzetta da vari libri e anni scrive la folla che gli brulica intorno e lascia nelle sue pagine l' unto del loro strusciarsi. In quest' ultima storia, "Tropico di Napoli", affiora una schiuma di facce, di esistenze fissate in poche righe, un arrembaggio di miserie scosse da desideri. Insieme producono l' energia termica aggiunta a un suolo gia' vulcanico di suo. Non provo nemmeno a dar conto della varieta' umana prelevata da Lanzetta nella zona della ferrovia napoletana, dove campeggia la piu' triste e la piu' ignorata del mondo tra le statue di Garibaldi. Per traccia continua si segue l' ansia di un quarantenne sgangherato dai debiti, addentato da strozzini e truffatori. Con colpi di forbice da montatore di pellicole, Lanzetta smuove intorno al suo minimo eroe un popolo illegale, clandestino, sessuale per ossessione di esaudirsi almeno in quello. Il sesso qui e' un antinfiammatorio, una spremuta ormonale che deve dare al corpo in guerra l' armistizio di uno svuotamento. Sesso e' l' accordatura dei nervi dei vivi e causa piu' o meno diretta di mortalita' . Lanzetta sa che un romanzo e' una raccolta di biografie, ma a lui non bastano, lui deve da esse estrarre la biologia, la meccanica nuda della vita. Nella sua citta' - pentola gorgogliano gli umori corporali, una furia di ghiandole e secrezioni endocrine di esseri umani che si cercano per amarsi, uccidersi, spremersi fino all' ultima risorsa. Lanzetta racconta ma non ha l' aria di essere il supponente padrone delle storie, al contrario il loro servo che le accompagna con fedelta' anche se sono losche, infami, perche' lui a nessuno dei suoi nega una striscia di tenerezza. E si arriva alla fine del libro che si e' rimasti in pochi: le facce emerse vengono sommerse da una mortalita' brusca e fantasiosa, perche' la morte nella citta' di Lanzetta non e' una vecchia che si trascina per ospedali, ma una ragazza che va per la strada e afferra in mezzo al mucchio della vita fresca, guizzante come dentro la vasca dei capitoni. Lanzetta puo' pure sbandare forte dietro la sua scrittura, picchiata piu' da un batterista che da un dattilografo, ma si salva con l' estremismo dei sentimenti che lo perseguitano a scrivere. Finche' non si addomestichera' a scrittor da allori, le vene della citta' avranno come liquido di contrasto il suo inchiostro che ne restituisce la cupa luminescenza.
Erri De Luca PEPPE LANZETTA, Tropico di Napoli Feltrinelli, pagg. 197.
Erri De Luca
Pagina 31
(16 febbraio 2000) - Corriere della Sera
da kalporz.com
Napule è nu sole amaro
Napule è addore 'e mare
Napule è na carta sporca
e nisciuno se ne importa.
Un'umanità variegata e a volte mostruosa che vive ai margini della civiltà , subisce i soprusi e dimostra un'ingenuità che fa tenerezzaÂ
A CADENZA QUASI REGOLARE, L'INTELLIGENTE PEPPE LANZETTA torna ad occuparsi come un figlio devoto della sua amata Napoli.
   Stavolta è "Tropico di Napoli", ma prima sono arrivati "Incendiami la vita", "Un amore a termine", "Figli di un bronx minore", "Un messico napoletano" e "Una vita postdatata". Cambiano solo i titoli, ma le storie, le atmosfere, i personaggi - se pure con nomi diversi - sono sempre gli stessi. Non perché l'autore pecchi di fantasia o inventiva, assolutamente. Vuole far capire, insistendo sui temi a lui cari, che nessun altro deve permettersi di sottolineare, in spregio ai suoi fratelli e cugini napoletani, gli aspetti negativi che permangono nel capoluogo campano nonostante la cura Bassolino.
   Solo chi è nato all'ombra dei panni stesi nei vicoli, chi si è addormentato col puzzo di fritto nel naso e si è svegliato al vociare della gente del popolo può trovare le parole e i toni giusti per raccontare senza condannare.
   Lanzetta, servendosi di una narrazione che mantiene tutti gli umori stratificati, non ha difficoltà a trasferire sulla pagina le vite di uomini non illustri; o addirittura derelitti.
   A legare le diverse vicende di questo appassionato e appassionante romanzo è il vagare disperato di Carmine Santojanni, soprannominato il "cattivotenente", in fuga dagli strozzini. Insieme a lui incontriamo l'usuraio dai capelli unti, il tossico Scintillone, Willy il parrucchiere gay, Bruce Willis della ferrovia e altri grotteschi figuri.
   Un'umanità variegata, a volte mostruosa, che vive ai margini della civiltà , subisce i soprusi e dimostra un'ingenuità che fa tenerezza. E spesso commuove.Â
Mariano Sabatini  20 aprile 2000
Edizione tedesca di "Tropico di Napoli", tradotto con il titolo
"Die Sehnsucht des Cattivo Tenente"
edito dalla casa editrice "Haymon"









