"UN MESSICO NAPOLETANO" - (1994)

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" Un messico napoletano" è il titolo di un piccolo, ma denso romanzo di Peppe Lanzetta. E' la storia di Anna detta "la rossa" che vive a Scampia, un quartiere di Napoli, tristemente famoso. E' il racconto asciutto e sintetico di vite rovinate dalla droga, dalla sete di potere, e dall'illusione del denaro facile. Storie di ordinaria quotidianietà napoletana. Ma dal libro, quasi magicamente escono corposi e abbondanti i profumi di questa terra, contraddittori e forti, esasperati e indimenticabili. Una babilionia che ricorda le miserie umane, viscerali e intense. Anna è sola di fronte a questo surreale e concretissimo ingranaggio, e come, spesso succede qui, o fai finta di non vederlo e lo subisci , o la tua vita diventa un inferno. Tutto questo vede "...Castel dell'Ovo, imponente, con le sue fondamenta nell'acqua di sale, castello salato, ventilato, bagnato, pieno di ricordi, misteri, bugie, vendette, faide e gelosie...stava lì muto, cieco sordo, avvolto nel suo silenzio e nella sua pietra di tufo...."
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Napoli sottoproletaria. i ragazzi di Peppe Lanzetta a tempo di rock
Il cabarettista alle prese con un mondo di periferia suburbana tra miseria e erotismo, droga e prostituzione, tragedia e commedia nel suo libro " un Messico napoletano " editore Feltrinelli
Il cabarettista alle prese con un mondo di periferia suburbana: tra miseria e erotismo, droga e prostituzione, tragedia e commedia : Napoli sottoproletaria. I ragazzi di Peppe Lanzetta a tempo di rock - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Lui lo sa. Poteva finire come uno dei personaggi che animano i suoi libri. Vite tragiche, destini segnati della periferia napoletana. Ora dice: "Mi sono salvato perche' sapevo sognare. Sono riuscito a scamparla grazie al rock, al teatro, alla letteratura". Fisico tracagnotto alla John Belushi, Peppe Lanzetta, attore, cabarettista, scrittore, nato trentotto anni fa a Secondigliano in una casa popolare che guardava i prati dove furono costruite le "Vele", i casermoni voluti dalla giunta Valenzi, e' in questi giorni a Milano al Teatro Litta per lo spettacolo "Il gallo canto' ", ma considera il momento clou della sua trasferta il lancio di "Un Messico napoletano" (Feltrinelli, pagine 128, lire ottomila), primo romanzo dopo le raccolte di racconti "Una vita postdatata" e "Figli di un Bronx minore". Si' , perche' Lanzetta e' uomo di spettacolo ma non appartiene a quella sterminata schiera di cabarettisti che compaiono in libreria con un volume di battute, tutto da ridere. Il cabarettista che abbiamo conosciuto in tv a "Samarcanda" e al "Maurizio Costanzo Show", in teatro con gli spettacoli "Napoletano pentito", "Roipnol", "Lenny", al cinema in "Blues metropolitano" di Salvatore Piscicelli e nel "Camorrista" di Giuseppe Tornatore, ha ormai un sogno non tanto segreto: dedicarsi totalmente, o quasi, alla scrittura. Certo, questo e' un mestiere che ha cominciato a fare molto presto collaborando ad alcuni testi delle canzoni di Pino Daniele, suo compagno di scuola, ma questa volta la scommessa e' piu' grande, l' impegno piu' serio. Soprattutto perche' Lanzetta, con andamento rock e colori da sceneggiata, descrive i destini dei giovani di strada che vivono nelle periferie della sua citta' . E non solo. Non a caso Anna e Marco, protagonisti di "Un messico napoletano", sono usciti da una canzone di Lucio Dalla. "Il destino dei ragazzi di periferia . spiega Lanzetta . e' lo stesso a Rimini, Bologna e Napoli. Non vedo la differenza tra le vite di Quarto Oggiaro a Milano e quelle del quartiere "167" a Napoli". Solo che a Napoli certi destini possono essere piu' duri, i colori piu' vivi, i sapori piu' intensi, i contrasti piu' forti. E come Domenico Rea era inventore ma anche abitante della sua immaginaria Nofi, periferia animata nel primo dopoguerra da guappi e prostitute, sottoproletari e uomini in attesa di riscatto, cosi' Lanzetta convive con lo squallore metropolitano di fine secolo. E' stato spettatore ma anche protagonista di una umanita' che non si appassiona piu' alla sceneggiata, ascolta il rock e crea la musica "posse", si intontisce davanti alla televisione o si buca per disperazione. E' sempre una Napoli eccessiva, carica, con i poveracci che passano il Ferragosto a bordo di "macchine coi cofani sollevati che sognano di essere Mercedes", i vicoli brulicanti di venditori: carretti con la trippa e il "musso", nell' aria profumo di pasta e fagioli con le cozze o di baba' , cannoli e sfogliatelle. Una Napoli dove i carrozzieri si chiamano Enzo Spider, gli ubriaconi Lago D' Averna, i killer Il Marsigliese o Punt e Mes. Nell' aria i motivi di Dalla, Baglioni, Carboni o Annie Lennox. E sesso, tanto sesso, come solo ci puo' essere nella citta' dove l' America costa soltanto tremila lire (cosi' promettono almeno i contrabbandieri di sigarette). Nella citta' dove uccidere costa poche centinaia di migliaia di lire. Per scoprire le origini di Lanzetta non scavate nella letteratura gentile della Napoli piccolo borghese ne' nella tradizione della cosiddetta cultura alta. Guardate piuttosto al rock americano e napoletano o agli autori che piu' hanno segnato la formazione di questo ex impiegato di banca che tredici anni fa lascio' il posto sicuro perche' voleva fare l' artista come il suo amico Pino Daniele. "Strano per un napoletano . confessa Peppe Lanzetta .. Ho divorato libri su libri, ma gli scrittori della mia citta' , Domenico Rea, Luigi Compagnone, Anna Maria Ortese, li ho scoperti per ultimi. Ma gli autori che mi hanno segnato sono quelli che hanno raccontato destini tragici, storie di un un mondo immutabile, non importa se in America come l' Hubert Selby dell' "Ultima fermata a Brooklyn" o in Italia come l' Ignazio Silone di "Fontamara" o il Carlo Levi di "Cristo si e' fermato a Eboli".
Messina Dino
Pagina 33
(19 marzo 1994) - Corriere della Sera
Pina Cipriani canta "Un messico napoletano"
Ascolta qui:
"Roter Himmel über Napoli"
edito dalla casa editrice "Haymon"









