"UN AMORE A TERMINE" - (1998)
TRAMAÂ
Un amore anche a termine ha bisogno di verifiche e, tra la gioia della nascita e lo strazio dell'assenza, scorre la vita di sempre come dipinta di irreali scenografie. È quello che succede al protagonista di questo intenso, febbrile romanzo, Johnny, artista napoletano quarantenne, dal passato turbinoso di notti brave, donne e alcol, ma ora sposato e con un figlio, quando incontra per caso, durante un concerto a Genova, una giovane ragazza, Janis, dee-jay a tempo perso, di fatto ricercatrice universitaria, in procinto di trasferirsi per studio a Parigi. Quella che nasce è una storia d'amore eccentrica e disperata di realtà inconciliabili, tra separazioni penose e brevi incontri, orgasmi iterati e sensi di colpa rimossi, tra la necessità di nascondere e la voglia di manifestare.
Johnny non può rinunciare all'affetto e alla tenerezza per la moglie e per il figlio, ma neppure alla sua esuberanza narcisistica, ora che ha timore di perderla e la tenta in troppe esperienze sessuali; quanto alla ragazza, non vuole cedere gli studi e la carriera a una passione, divorante sì, ma indecisa e occultata. Se il romanzo fosse tutto qui, nella cronaca tormentosa di un amore difficile, affronterebbe un tema assai noto anche se capace ogni volta di rinnovarsi. Ma, dentro la vicenda e oltre, emerge la Napoli di Lanzetta, iperreale e fosca, quasi stravolta nell'ansia di contemporaneità , come il protagonista-simbolo Johnny, che lo scrittore mette a nudo impietosamente, descrivendone gli empiti di vitalità e la fatica esistenziale, raccontando con affetto non poco speculare i goffi tentativi di giustificare la propria voracità edonistica come forma di vita; dietro la quale invece affiorano le motivazioni profonde, quelle che nascono dal disagio del futuro e dalla paura per una giovinezza che già non è più.
«Era scappata un'altra estate: lui la stava salutando da quella casa dove sicuramente non sarebbe più tornato, dove ormai vedeva strani fantasmi, mentre spegneva le luci o abbassava serrande, mentre ripercorreva con la mente quei due mesi di sole, allegria, telefonate, telecom italia mobile, gamberoni, vongole, sguardi, materassi per terra, fuochi a mare, bombecalde al cioccolato, cornetti farciti, discoteche.
Improvvisamente era finito tutto. Come un sogno. Come un incubo. Come un flash. Di botto.
Salutando quella casa Johnny Marcel forse salutava un periodo della sua vita, un modo di essere, di pensare, di affrontare le cose e le persone.»








