"ELOGIO DELLA SUOCERA" - (2004)

Il sommo vizio d'a gnora mia è il gioco del lotto... la tipica colonna della casa napoletana, della famiglia del basso. Un ritratto della Napoli popolare.
La balena del dottor Freud
Nel suo nuovo libro, Peppe Lanzetta si lancia in un "Elogio della suocera", la 'gnora mia' dei quartieri napoletani. Un ritratto breve, tenero e indimenticabille
Sigmund Freud, di passaggio a Napoli, scrisse che i napoletani somigliavano a scimmie e cani. E il mio amico poeta Salvatore Di Natale nel suo irrefrenabile umorismo nero commentò: "Povero dottore! Non sapeva che i napoletani vivono nell'inconscio e che è invece sul conscio che bisognerebbe indagare". Dietro queste due battute si cela una questione assai seria: che cos'è la plebe, e quella napoletana in particolare. Se la sua gestualità sembrò al viennese animalesca, il poeta napoletano, illuminista suo malgrado, pareva lamentarne la mancanza di senso civico.
Due grandi intellettuali mi sono stati di soccorso nel fare i conti con questa plebe della mia città natale: Carlo Marx quando analizza il formarsi del proletariato precario, ben diverso dalla "schiuma sociale", oggi compreso nel termine generico di 'flessibilità del lavoro'; e lo storico Fernand Braudel, che scrisse di Napoli "è la porta dell'Oriente verso l' Occidente, e viceversa".
Questa plebe nel corso di oltre cent'anni è stata narrata da romanzieri: e man mano che essa mutava antropologicamente, e oggi vi si è aggiunta quella dei migranti di altri Sud del mondo, mutava anche lo stile degli scrittori. Due quelli che dal secondo dopoguerra a oggi l'hanno più empaticamente narrata, perché in parte interni ad essa nell'infanzia e nella prima gioventù e perché da autodidatti si sono avvalsi di strumenti letterari e stilistici sapienti: Domenico Rea prima, Peppe Lanzetta oggi, ambedue burberi e gentili a un tempo, accomunati da inesauste fami di vita e conoscenza, da ferocia e pietas, da indignazione e meraviglia.
La maggior parte dei testi di Lanzetta, che si addentra fra antiche e nuove miserie in tutti gli anfratti dei quartieri, hanno un ritmo ossessivo, incalzante, gridato. Mentre, quasi una pausa in tanto affanno, ci offre oggi questo breve e tenero elogio della suocera. La "gnora mia" è indimenticabile. E sarà sempre davanti ai nostri occhi mentre, grossa, segnata da vene varicose, informe, sorprende e turba con un blitz improvviso i giovani sposi in felice vacanza a Tropea, e, avvolta in un azzurro pareo, con indicibile nonchalance scende in spiaggia e si truffa nei cavalloni, apparendo e scomparendo come le balene di Melville.








