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"Il mondo è quello degli occhi che lo vedono, delle orecchie che lo sentono e delle mani che lo suonano"

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"RACCONTI DISPERATI" - (2010)

E dietro la barca Ernesto agguanta la bonazza che appartiene ai malamente, e lei un po’ per il caldo, per il fuoco, per il vino si lascia andare, ma la ragazzina della prima comunione ha visto la scena e porta spia.

«Zio Ernesto si sta baciando con Carolina».

Apriti cielo! Nel ristorante di pesce la carne diventa protagonista.

Si lacerano ugole, si perdono bestemmie, improperi, partono schiaffi, pugni, cazzotti, e il vino che sta facendo il suo dovere fa schizzare umori e pressioni e zac!,Ernesto si ritrova la camicia bianca macchiata di rosso e non c’è borotalco che tenga!

«Ma c’hê fatto? L’hê accultellato?».

«Na cosa ’e niente... mangiammo mo, non intossichiamo la ragazzina».

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Un nuovo libro di racconti di Peppe Lanzetta, in cui ritorna la sua Napoli terribile e affascinante, comica e tragica, fragile e feroce, con personaggi che vivono in una realtà così degradata da sembrare surreale, così umiliata da sembrare senza futuro, eppure così disperatamente vitale, anche per merito di una scrittura dal forte impatto emotivo.

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 Storie di Angeli e Diavoli in “Racconti disperati”, il nuovo libro di Peppe Lanzetta

Peppe Lanzetta

NAPOLI (di Lucilla Nele) – Peppe Lanzetta è un attore, un drammaturgo, uno scrittore napoletano. Alla Feltrinelli di via Santa Caterina a Chiaia la presentazione del suo nuovo libro “Racconti disperati” , edito da Pironti.

Protagonista di numerosi successi teatrali, cinematografici, televisivi, musicali ed editoriali, da anni Lanzetta si cimenta nella scrittura di storie di angeli e diavoli, storie di una città sanguinante, le cui crepe sono troppo evidenti per cercare di non vederle. E dunque, anche in quest’ultimo lavoro, le narrazioni di Lanzetta si intrecciano tenendo costante sullo sfondo una Napoli dai differenti volti: un volto comico ed uno tragico, uno affascinante ed uno feroce.

Ad affiancare Lanzetta, nella veste di critici, gli scrittori Angelo Petrella e Franco G. Forte.

Petrella ha sottolineato la sua curiosità nei confronti dei personaggi del Lanzetta, dai nomi strambi e stravaganti, personaggi che sembrano vivere la propria città come fosse un condominio, un piccolo microcosmo, dove tutto può succedere. Il Forte, invece, nel corso del suo intervento, dopo varie letture di stralci di racconti, tratti dal libro, come “La Zeppola”, “Il camorrista”, “La notte degli innamorati” ed altri, si è detto particolarmente affascinato dallo stile di Lanzetta, caratterizzato dall’utilizzo degli “elenchi”: raffiche di parole apparentemente lontane tra loro, ma che, invece, interpretate nel modo corretto, riescono a dare un efficace impatto emotivo alla narrazione, ritmandola affinchè il lettore avverta fortemente il crescendo verso la tragedia, perché, sempre secondo il Forte, “La tragedia e la morte sono presenze costanti di questo libro, legate però ad una profonda spiritualità. Tragedia e morte che colgono puntuali i protagonisti dei racconti, dopo la presa di coscienza della dura realtà in cui sono immersi.”
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 'Racconti disperati' l'ultimo libro di Peppe Lanzetta

 

Ventiquattro racconti che descrivono un universo multi sfaccettato di luoghi e personaggi che vivono situazioni apparentemente paradossali, ma che ben si armonizzano in un tessuto sociale e geografico che è la città di Napoli e la sua provincia, dove tutto può succedere, ma dove quel tutto ha, inevitabilmente, un epilogo tragico. I protagonisti della nuova raccolta di Peppe Lanzetta, “Racconti disperati” (Tullio Pironti Editore), hanno l’esigenza di evadere da una realtà in cui sono immersi e della quale hanno preso coscienza e consapevolezza, anche precocemente, come la bambina del racconto “Prima comunione” che restituisce i regali ai parenti perché vuole diventare “tutto il contrario di quei suoi familiari, […] infami e volgari” per poi affacciarsi a “vomitare la sua tristezza nell’acqua di mare che sa di pesce, di rifiuti, di inciuci, di sotterfugi, di meschinità…”. Questi personaggi possiedono quasi tutti il tratto distintivo di avere un nome stravagante, come se questa stravaganza legittimasse il richiamo di una necessità fuga cui non ci si può sottrarre e allora non resta che provare ad affrontare l’inevitabile destino facendosi chiamare Anoressica Jane, Quentin Malinconia, Michirurche o Bobby Solopaca. Nomi da sogno americano, ma l’Eldorado, Las Vegas, New Orleans sono luoghi così lontani e confusi nella loro geografia che, per un ragazzo di Bagnoli, basta anche un giro al circolo canottieri sulla Litoranea per “annusare” quello che è altro di là da quella parte della città da cui si proviene, “quella che doveva guardare, che doveva sentire, che doveva ascoltare dai racconti degli altri”. La Napoli dei racconti di Lanzetta non è una Napoli da cartolina ma è una Napoli offesa, mutilata, da serie B, più vicina a una casbah, a un suq o all’Egitto di Mahfuz, che volutamente non si incontra con la Napoli “bene” perché siano entrambi funzionali al mancato riscatto della città. Per questo motivo i personaggi dei racconti non hanno speranza, non hanno possibilità, come la città, di ottenere quel riscatto che intravedono come un lontano miraggio, che anelano ma che non riescono mai a raggiungere. I ragazzi del Bronx vogliono uscire dal ghetto che li fagocita, ma a quanto pare non c’è spazio per loro nel mondo “normale”.

MARINA INDULGENZA perMetropolis Web