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"Il mondo è quello degli occhi che lo vedono, delle orecchie che lo sentono e delle mani che lo suonano"

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HOLLYWOOD E POGGIOREALE

Gli occhi. Tanti. Belli. Tristi. Spenti. Luminosi nonostante tutto.
Sono gli occhi di chi ha visto "Il loro Natale".
Sono gli occhi di chi di quel "Natale" ha fatto parte.
Li conosco quegli occhi: hanno accompagnato il mio cammino di uomo.
Chi conosce Gaetano che ha prestato i suoi occhi a quelli che occupavano lo schermo a quelli che nello schermo per un' ora o poco più ci hanno vissuto.Vi hanno transitato come passeggeri di un mondo ingiusto che riparte senza badare a quelli che si lascia indietro.
Gli occhi di Gaetano hanno incontrato e sposato quelli delle tre mogli di detenuti mentre si apprestano ad andare a un colloquio in carcere coi mariti con la solennità con la quale si va a ritirare un premio Oscar. Ma Hollywood è lontana e da Poggioreale non si vede.
E una domenica sera un po' così.
Ho appena finito di guardare questo straordinario documento che con leggerezza e potenza squarcia il cielo di un gennaio in una città che ha dimenticato di lottare, di mordere, di incazzarsi. Eppure questa città e la sua grande Umanità abitano in quelle immagini che ti restituiscono la voglia dell' appartenenza: a quelli che ..., agli esclusi. agli ultimi, a Mimmo di Miano che si suicida nel carcere di Verona perché terrorizzato dal pensiero di essere trasportato nella "sezione", preferiva l'isolamento.
L' appartenenza alle attese estenuanti fuori dal carcere di Pozzuoli o Poggioreale, l' appartenenza all'urlo del popolo, in un frammento di rara bellezza dove le parole non servono. parlano i volti, gli occhi. quegli occhi appena accompagnati da un rigo musicale.
Se il cinema torna a parlare al cuore. se ritorna a parlare alle coscienze, se MammaRoma trasloca in un rione napoletano, se tutto quello che dovrebbe farci sobbalzare torna a farci sobbalzare, se ritornano i fuochi artificiali per una detenuta che torna a casa per Natale allora siamo ancora vivi.
Vivi per emozionarci. per indignarcì, per ammettere, che siamo carne. E non da macello.
Aspettando Godot arriva invece Dora ed è festa grande nel rione per tutti, come se qualcuno avesse vinto il superenalotto. Invece è una di noi che torna ad abbracciare la libertà e gli occhi di quelli che l'hanno sempre amata. Sembra che il mondo se ne freghi di quelli che ..., dei loro spaghetti a vongole e lupini, del capitone fatto a pezzi e fritto, degli abbracci, dei bambini raggianti attorno al tavolo imbandito alla grande. delle lacrime che sgorgano dagli occhi belli di una figlia.
Ma il mondo che noi vogliamo è questo.
Altri non ci appartengono.
E al tavolo di Dora questa sera sediamo pure noi.

PEPPE LANZETTA
da "La Repubblica"
19/01/2011